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Il linguaggio astratto e liberatorio di Marinetti
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Lamezia Terme - Si è conclusa all'auditorium dell'ex magistrale Tommaso Campanella, la prima edizione della rassegna "Segni di Novecento, lezioni magistrali di storia" organizzata dal Comune.
In molti i lametini recatisi nell'auditorium malgrado il freddo e la pioggia, per ascoltare lo storico e giornalista Lucio Villari, 77 anni, originario di Bagnara, ospite dell'ultimo appuntamento della rassegna, ideata da Giandomenico Crapis, che ha parlato del futurismo tra arte e politica. Villari è stato docente di storia contemporanea all'Università degli studi Roma Tre.
Ha spiegato lo storico nella sua dissertazione come Filippo Tommaso Marinetti, autore nel 1909 del manifesto del futurismo, fondatore del movimento futurista, la prima avanguardia storica del Novecento, «con la sua ricerca di un linguaggio astratto e liberatorio rappresentò un moto di ribellione non solo di tipo artistico ma anche politico e sociale. Liberazione dai colori, dalle forme, dagli schemi», secondo Villari. Che ha aggiunto: «A partire dal 1910 la ricerca di liberazione si estese anche al settore politico come esigenza di cambiamento. Marinetti ed i futuristi rappresentarono un movimento di portata europea, capace di trasformare l'intera struttura della società». Per lo storico «Marinetti, considerato "la caffeina" dell'Europa per la sua capacità di stimolare con il suo manifesto ad una trasformazione non solo dei linguaggi ma anche della vita economica, politica e sociale, fu considerato in maniera rilevante anche da Antonio Gramsci, che pur non avendo alcuna ideologia in comune con lui, ne esaltò il ruolo rivoluzionario».
In Italia il futurismo si saldò con il fascismo, in Russia con il bolscevismo.
Lo stesso Marinetti aveva aderito ai fasci di combattimento. Il Manifesto di fondazione del movimento futurista fu pubblicato dal poeta per la prima volta il 5 febbraio 1909. Questo manifesto era destinato ad essere il primo di una serie di tanti altri che anticipavano e percorrevano lungo tutta la strada il pensiero futurista, sia nel campo della letteratura, che nelle altre arti.
A Milano i pittori divisionisti Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Giacomo Balla, Gino Severini e Luigi Russolo, firmarono il manifesto tecnico della pittura futurista. Non era più la sola descrizione dell'oggetto in moto ad essere importante nella pittura ma il moto in sé dell'oggetto. Abolizione nell'immagine della prospettiva tradizionale, già precedentemente abolita da Picasso, a favore di una visione simultanea per esprimere il dinamismo degli oggetti.
A determinare l'affermarsi del futurismo in vari settori, secondo Villari, fu il fatto che l'estetica della libertà era fondata su una consapevolezza che senza coscienza della liberazione dalle condizioni esistenti, non si sarebbe arrivati all'autentica libertà.
Come nel periodo del Rinascimento e dell'Umanesino secondo lo storico è stata «la consapevolezza da parte degli artisti, della coscienza della liberazione che ha consentito grandi rinnovamenti».
Il Futurismo, ha infine ricordato il professore, si colloca sull'onda della rivoluzione tecnologica dei primi anni del Novecento, la cosiddetta Belle époque, esaltandone la fiducia illimitata nel progresso e decretando a chiare lettere la fine delle vecchie ideologie, bollate con l'etichetta di "passatismo".
 
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Autore: Gazzettadelsud.it |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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