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Vitello apre la procura al pubblic.o Presto un sito internet |
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Lamezia Terme - Un sito Internet aperto a tutti, dove chi è interessato può accedere per essere informato su procedure che lo riguardano. Ovviamente nel pieno rispetto della privacy di ognuno. Questo l'obiettivo di un progetto che sta per essere realizzato nella procura della Repubblica del tribunale lametino. È il segno chiaro che l'ufficio degli inquirenti continua a funzionare, ogni magistrato lavora come prima. Il tentativo di intimidire il procuratore capo Salvatore Vitello, nella scorsa settimana, non ha evidentemente sortito alcun effetto sul lavoro degli inquirenti.
Intanto proseguono le attestazioni di solidarietà al procuratore che ha ricevuto una lettera minatoria con una cartuccia di fucile, a sei mesi dal suo arrivo in città. Ma non è stata la prima volta che Vitello ha subito tentativi di questo genere: nel 2004 ricevette diversi "avvertimenti" molto espliciti da parte di anarchici insurrezionalisti a Roma dopo aver portato avanti un'inchiesta sul loro tentativo di organizzare un'associazione sovversiva. Molti degli imputati vennero condannati.
«La minaccia di morte fatta pervenire al procuratore rappresenta un segnale inquietante, che fa capire come la magistratura lametina e quella calabrese, alzando il tiro, sta colpendo il cuore della criminalità organizzata», ha dichiarato Egidio Chiarella, consigliere regionale di Alleanza per l'Italia. Secondo cui «Lamezia, dove si svolgeranno anche le elezioni comunali, ha bisogno di serenità e soprattutto di una pacificazione sociale e politica, che la possano sostenere in questi anni decisivi, per disegnare il futuro economico sociale e culturale, alla luce dell'accordo di programma siglato con la Regione».
Chiarella ha dichiarato di aver informato dell'episodio Francesco Rutelli, ex presidente del Comitato per la sicurezza nazionale, chiedendogli un intervento «per soddisfare le richieste del procuratore Vitello in merito al potenziamento dell'organico del suo ufficio».
Oltre alla solidarietà al magistrato il movimento Amolamezia, attraverso Nicolino Panedigrano, ha affermato che «chi fa politica ha il dovere innanzitutto di provare a risalire alla matrice sociale di quell'atto e poi di proporre una qualche iniziativa di contrasto civile alla volontà di sopraffazione dello Stato che in quella lettera è sottesa». Per Panedigrano «quell'atto è figlio del clima di contestazione all'iniziativa di contrasto dell'abusivismo edilizio e di ripristino dei principi di legalità portata avanti con rigore e determinazione dal procuratore. Ma è anche figlio dell'improvvida precipitazione con cui l'amministrazione ed il consiglio comunale hanno tirato fuori un escamotage per "legalizzare" in modo assolutamente discutibile alcuni case non più sanabili. Si sono così create ulteriori aspettative, che costringeranno la prossima amministrazione ad un impegno continuo per discernere i buoni tra i cattivi in mezzo a coloro che hanno infranto la legge, e si è di fatto isolato il procuratore nel momento critico in cui si apprestava all'adempimento del dovere (prima di lui sempre ignorato) di far rispettare la legge, facendo sì che egli potesse apparire a qualcuno come l'unico "ostacolo" al laissez faire che ormai si dava per scontato come conseguenza della mancanza di un efficace controllo preventivo del territorio».
Il movimentista ha aggiunto: «La società civile lametina ha dunque il dovere di reagire per evitare che di questa vicenda resti memoria soltanto per la rivolta iniziale contro la polizia e l'esercito che procedevano alle demolizioni, per le improvvide "sanatorie" comunali e per le minacce al procuratore. Serve uno scatto d'orgoglio per rivendicare il "diritto alla legalità"». |
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| Allegati: Nessun allegato presente |
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| Autore: Gazzettadelsud.it | |
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