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La Dda indaga la vecchia giunta, blitz al comune
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Lamezia Terme - LAMEZIA TERME - I poliziotti sono piombati qualche giorno fa al Comune. Hanno fatto un lungo giro fra i quattro piani di Palazzo Maddamme ed hanno sequestrato diversi faldoni. Ed a chi ha reagito tutto preoccupato chiedendo lumi sul blitz, la polizia ha risposto tranquillizzando tutti «sono tutti documenti che riguardano la vecchia giunta comunale».
A distanza di quattro anni dal licenziamento della giunta guidata da Pasqualino Scaramuzzino, la magistratura mette le mani in quelle trame che disegnarono prima il prefetto Corrado Catenacci e poi il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, e che costituirono la base per il decreto di scioglimento del consiglio comunale che il 5 novembre 2002 firmò il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Si trattò di uno scioglimento per «collegamenti diretti e indiretti tra parte dei componenti del civico consesso e la criminalità organizzata», scrisse lo stesso Ciampi.
A cominciare da quel decreto di scioglimento, le carte di quelle presunte trame adesso sono nell'ufficio di Gerardo Dominijanni, procuratore distrettuale antimafia di Catanzaro. Che ha chiesto l'acquisizione di una cinquantina di delibere della giunta Scaramuzzino, il sindaco di Forza Italia che eletto nel maggio 2001 con il pieno di voti, presiedeva un esecutivo di centrodestra.
Ad eseguire l'ordine del magistrato antimafia ci ha pensato la sezione di polizia giudiziaria della questura catanzarese che comunque sembra non abbia ancora concluso il suo lavoro, dovendo acquisire gli originali di altre "camicie" delle delibere della vecchia giunta. Che riguardano diversi settori, ma in particolare i servizi sociali e i lavori pubblici.
Nell'inchiesta aperta dalla Direzione distrettuale antimafia catanzarese si parte ovviamente dalle indagini fatte dagli investigatori a cavallo tra il 2001 e il 2002, dal dossier inviato dal prefetto Catenacci al Viminale e dalla relazione di Pisanu allegata al decreto di scioglimento firmato da Ciampi.
L'allora ministro dell'Interno a proposito di appalti al Comune scriveva: «Elementi di contiguità con la criminalità locale emergono dagli stretti rapporti e collegamenti tra le varie imprese che partecipano sistematicamente alle gare indette dal Comune con il sistema della licitazione privata: attraverso fittizie fusioni aziendali o accordi precostituiti tra ditte».
Ma in che modo si sarebbero concretizzate le contiguità? Secondo il ministro «attraverso fittizie fusioni aziendali o accordi precostituiti tra ditte». Questo per quanto concerne i lavori pubblici.
Su un altro fronte che costituisce un filone dell'inchiesta della magistratura antimafia, che è quello dei servizi sociali, Pisanu era stato altrettanto duro: «Viene indicato come ulteriore segnale della compiacente attività del Comune l'erogazione di contributi straordinari, spesso reiterati, in favore di soggetti con legami di parentela, affinità e frequentazione con personaggi riconducibili all'alveo della criminalità». E l'esempio del ministro era significativo: gli assegnatari di alcuni alloggi confiscati alle cosche mafiose sono stati intimiditi a tal punto da essere costretti a rinunciare agli appartamenti assegnati loro dal Comune.
Dopo lo scioglimento anticipato del consiglio e, di conseguenza, della giunta seguirono a Lamezia trenta mesi di commissariamento straordinario, e solo nell'aprile dello scorso anno il Comune è tornato al voto con l'elezione del sindaco Gianni Speranza e un nuovo consiglio.
 
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Autore: Fonte: gazzettadelsud.it |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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