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Biofata, delega piena a Speranza |
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Lamezia Terme - LAMEZIA TERME - Un consiglio comunale aperto con la presenza del presidente dell'Asi Giuseppe Petronio e il presidente di Lameziaeuropa Ida Sonni, per dare pieno mandato al sindaco Speranza di rivendicare nei palazzi ministeriali romani lo sviluppo di questa città .
Scontato ormai il forfait dell'investimento della Biofata, il che significa vedere sfumata la possibilità di 400 posti di lavoro, si cerca di salvare il salvabile. Tanto per incominciare c'è da riacquisire quei terreni che di quell'investimento hanno visto soltanto la patetica posa della prima pietra.
E poi c'è da fare in modo che il sindaco non torni dalla capitale con le mani vuote. L'imperativo è quello di raccogliere un nuovo rifinanziamento e puntare stavolta ad investimenti sostenibili che diano certezza nell'attuabilità . Su queste direttive il consiglio comunale di Lamezia è compatto e rafforza la posizione del sindaco nel meeting che si terrà nella capitale giorno 15. Restano comunque i misteri, si fa per dire, del perché la vicenda Biofata sia fallita, così come si fa fatica a capire a chi attribuire le responsabilità politiche.
A relazionare sull'affair Biofata ci ha pensato l'assessore Lucchino. Intervento apprezzato dall'udicino
Magno: "Un dato politico da tener presente, ha evidenziato". Lucchino ha esordito scandendo le tappe della vicenda: l'esordio del 1999, poi il protocollo d'intesa del marzo 2000, l'accordo di programma del 12 ottobre del 2000, l'operatività dell'accordo del 20 dicembre, l'acquisto dei terreni e gli impegni di Biofata. Uno in particolare, quello dei 5 anni di tempo. E ancora la task force coordinata dal ministro Borghini tra il 2000 e il 2002. Il contratto di programma del 15 ottobre del 2003. Il rilascio della licenza edilizia da parte del Comune il 7 giugno del 2004 e la famosa posa della prima pietra.
Poi il resto è storia recente. A partire dal 24 maggio 2005 quando Biofata chiede la proroga di 12 mesi per iniziare i lavori che la nuova amministrazione non si sente di concedere riducendola a 6 mesi. L'odore del forfait è sempre più intenso. Ben presto si viene a conoscenza che Biofata non ha più intenzione di procedere. Ora la prossima tappa sarà quella di mercoledì prossimo a Roma.
E Lucchino sottolinea quanto sia importante che il sindaco possa arrivare a questo incontro avendo la città e il consiglio comunale uniti. "La prima emergenza è quella di riottenere i circa 200 ettari dei terreni e poi ragionare su come promuovere nuovi iniziative con imprenditori sani".
Lucchino ribadisce l'esigenza di una sinergia con gli altri enti a partire dall'Asi e da Lameziaeuropa. Si appella ad un documento unitario. "Nei momenti difficili la città deve saper scrivere una bella pagina". Altri passaggi della vicenda Biofata vengono ricordati da Ida Sonni che ribadisce come Lameziaeuropa si sia già espressa per riacquisire i terreni. Ma non basta solo questo a risolvere i problemi. E' quanto sottolinea il presidente dell'Asi Petronio il quale ricorda che tra l'altro ci potrebbe perfino essere il problema dei ricorsi dei privati e di conseguenza lunghe cause.
La questione vera per Petronio non è quella di limitarsi a rivendicare i terreni ma pensare nel contempo ad un progetto nuovo per non perdere quei fondi. Da qui la chiarezza negli investimenti dei privati.
Sulla stessa lunghezza d'onda Francesco Muraca dei Ds per il quale il caso Biofata deve farci riflettere sulle questioni del lavoro e dello sviluppo.
Intanto ha sottolineato "occorre un rifinanziamento e un accordo nuovo con investimenti che siano attuabili e dai tempi certi". Francesco Grandinetti evidenzia quei 400 posti di lavoro persi e rileva come nel contratto manca la penale. L'azzurro Misuraca interviene con il piglio dell'imprenditore per rilevare che non vengono fuori le responsabilità dell'intera vicenda "Manca l'autocritica di tutta una classe politica" e invoca "un sussulto di dignità al di là delle varie appartenenze politiche per lo sviluppo di questa città ". |
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| Autore: Fonte: ilquotidianodellacalabria.it | |
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