Processo per Cesare e Nicola Gualtieri, padre e figlio, accusati di tentata estorsione nei confronti di un commerciante lametino d’abbigliamento. Volevano imporre all’imprenditore l’acquisto di circa 40 paia di scarpe di marca per poi rivenderle ai suoi clienti, ma il commerciante non è stato al gioco.
La cifra richiesta per ogni paio di scarpe era di 240 euro in contanti e senza scontrino fiscale.
Il 29 agosto scorso l’episodio che ha fatto scattare le indagini. Padre e figlio hanno accerchiato l’imprenditore a bordo della sua auto e gli hanno prima dato un calcio allo sportello, poi Cesare Gualtieri gli ha mollato un pugno alla mascella facendolo barcollare. Con una minaccia precisa: «Vuoi vedere che t’ammazzo mò». L’aggravante, secondo l’accusa, è che le minacce sarebbero state fatte da padre e figlio insieme. L’aggressione sarebbe avvenuta davanti al negozio del commerciante, in pieno centro cittadino. L’imprenditore ha subito lesioni personali denunciate alle forze dell’ordine.
Tra l’altra Cesare Gualtieri, con precedenti per droga e altri reati, è un sorvegliato speciale di pubblica sicurezza. Infatti è colpito da un decreto della Corte d’appello di Catanzaro del marzo di due anni fa, diventato definitivo qualche mese dopo.
Del caso Gualtieri si sono occupati il procuratore della Repubblica Salvatore Vitello e il giudice dell’udienza preliminare Carlo Fontanazza. Sudibito dopo il fatto Cesare Gualtieri venne arrestato e rinchiuso in carcere, per il figlio Nicola invece furono disposti gli arresti domiciliari.
GAZZETTADELSUD_V.L.


