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Omicidio Chirillo in Corte d'assise
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GIZZERIA - A distanza di undici anni esatti ha un nome l'autore dell'omicidio di Francesco Chirillo, ucciso nel pomeriggio del 10 febbraio del 2000 nel cantiere di una casa che stava costruendo nel comune di Gizzeria, a pochi metri dalla Statale 18, dopo aver abbandonato la su attività commerciale di venditore di pneumatici.
L'esecutore materiale dell'omicidio sarebbe Franco Ruggiero, 38 anni, residente a Trecasali (Parma) e originario del Vibonese, che è stato rinviato a giudizio ieri dal giudice dell'udienza preliminare distrettuale di Catanzaro, Maria Rosaria De Girolamo, con l'accusa di omicidio aggravato. Il Gup ha fissato per il prossimo 5 maggio il processo in Corte d'assise.
Chirillo fu ucciso il pomeriggio di giovedì 10 febbraio di undici anni fa da alcuni colpi di pistola calibro 9 che lo raggiungessero al torace. Circa un'ora dopo che l'uomo era entrato in casa dove viveva con la madre alla quale aveva detto che sarebbe andato in campagna per completare alcuni lavori di tinteggiatura. Dopo un paio di ore, la madre, che solitamente l'uomo contattava con il cellulare molto frequentemente quando la lasciava sola in casa, chiamò il figlio avendo per risposta solo la voce registrata della centrale Telecom che annunciava che il numero chiamato non era raggiungibile.
Più tardi, quando la donna ritentò, dall'altra parte silenzio assoluto. La circostanza allarmò la donna anche per il fatto che mai il figlio aveva chiuso il telefonino quando si trovava lontano da casa. La donna avvisò alcuni congiunti che quando arrivarono in località Maricello di Gizzeria Lido scoprirono che Chirillo era stato ucciso.
Sul posto arrivarono gli agenti della polizia di Stato che avviarono le indagini, e il giorno dopo l'omicidio dell'uomo che era incensurato, insieme ai poliziotti di Gallarate (Varese) fermarono un uomo che era fortemente sospettato d'essere il mandante dell'omicidio.
In manette su disposizione del pubblico ministero della procura lametina finì F.P. un idraulico 56enne residente a Sesto Calende (Novara). Secondo quanto si è appreso in quella circostanza il magistrato aveva in mano pesanti indizi sulla responsabilità dell'uomo. Ma a distanza di circa undici anni ieri per quell'omicidio è stato rinviato a giudizio Franco Ruggiero, insieme ai coimputati Salvatore Mancuso, 43 anni, residente a Giussano, in provincia di Milano, figlio di don Ciccio ritenuto il boss dell'omonima cosca di Limbadi deceduto da tempo, e Filippo Carrà, 46 anni, residente nel Vibonese ma domiciliato a Roccabianca (Parma). Per loro l'accusa è di estorsione, per cui saranno processati il 22 aprile dal tribunale di Lamezia Terme.
Mancuso, Ruggiero e Carrà erano finiti in manette il 30 aprile scorso nell'ambito dell'operazione "Time to time" condotta dalla Squadra mobile di Catanzaro in esecuzione di un'ordinanza cautelare emessa dal Gip distrettuale Tiziana Macrì su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Un'indagine che si è avvalsa delle dichiarazioni del pentito Antonino Servello, poi riscontrate dagli esiti delle intercettazioni telefoniche ed ambientali.
Le indagini avrebbero consentito agli investigatori di far luce su una rete di rapporti tra la cosca Mancuso e i clan del Crotonese impegnati in attività di usura ed estorsione.
Ai tre imputati, che da tempo vivono al Nord, dove sono stati arrestati, vengono contestati fatti risalenti al periodo 1999-2001 su presunte vessazioni ai danni di commercianti per il recupero di somme derivanti da prestiti usurari. In questo contesto sarebbe maturato l'omicidio di Chirillo, passato dal ruolo di intermediario del clan a responsabile del mancato pagamento di un debito.
 
Fonte: gazzettadelsud.it |Archivio Notizie dal Lametino
 
 
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