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Marcia dell'acqua sotto la pioggia
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CARLOPOLI - Bagnata dalla pioggia, forse un presagio, per la "Marcia dell'acqua" nel suggestivo scenario dell'Abbazia di Corazzo a Carlopoli. È stata una giornata memorabile, organizzata dal comitato referendario di zona del Reventino e del Savuto che ha visto una folta presenza di cittadini.
All'arrivo i vari gruppi che a piedi da Carlopoli, Serrastretta, Decollatura, Soveria Mannelli e Bianchi, hanno raggiunto il punto d'incontro dove risuonavano le musiche di Rino Gaetano, nel giorno in cui, nulla succede per caso, ricorre l'anniversario del trentennale della sua prematura scomparsa.
La marcia è stato un momento importante di condivisione e nello stesso tempo motivo per rendere consapevoli i cittadini della necessità del voto al referendum, come presa d'atto che l'acqua deve restare un bene comune non negoziabile e da non affidare alla gestione dei privati che vorrebbero senz'altro lucrare sul commercio dell'acqua.
C'è stata una forte partecipazione giovanile, molto spontanea, non dettata da partiti e movimenti, segno di un processo di riappropriazione delle capacità decisionali per troppo tempo delegate.
Come piccoli rivoli, i partecipanti hanno percorso le strade del comprensorio montano e sono giunti, unendosi come in un unico fiume, fino a Corazzo. Nella magnifica cornice verde, dove negli anni passati si sono tenute le manifestazioni del Forum del Reventino in favore dei beni comuni, hanno sventolato moltissime bandiere blu dell'acqua.
Sotto la pioggia incessante, Gemma Piccoli presidente del comitato, Corrado Oddi del Forum italiano dei movimenti per l'acqua, Giovanni di Leo del coordinamento regionale acqua pubblica "Bruno Arcuri" e Silvio Messinetti giornalista de "Il Manifesto" hanno spiegato le ragioni del sì ai quattro referendum di domenica.
Hanno tutti spiegato che «è importante andare a votare e scrivere sì sui due quesiti che riguardano la privatizzazione dell'acqua perché è un bene comune, non ci dev'essere speculazione su un elemento così importante per la sopravvivenza degli esseri umani». Ancora: « Si può vivere senza la Coca-cola, senza l'alcol, addirittura anche senza la benzina, ma non senza l'acqua».
L'entroterra calabrese si mobilita contro le conseguenze della privatizzazione, che si sono viste nei luoghi in cui questo processo è avanzato: aumento del costo delle bollette, diminuzione degli investimenti, riduzione della manodopera impiegata, peggioramento del servizio. Tutto ciò perché l'acqua viene considerata una merce che deve produrre profitti per le grandi multinazionali che controllano il mercato dell'acqua: in Calabria, attraverso la Sorical, c'è la multinazionale francese Veolia.
Diversi gli amministratori locali, rappresentanti di vari associazioni, referenti sindacali ma anche molti esponenti politici tra cui Italo Reale, Nuccio Iovene, ed il consigliere regionale Mimmo Talarico di Idv. Quest'ultimo ha sottolineato: «S'è registrata una straordinaria partecipazione popolare di giovani, a dimostrazione che ci si vuole riappropriare dei beni che appartengono a tutti, come l'acqua. Una Calabria che si vuole distratta e retriva oggi ha mostrato la sua faccia migliore».
 
Fonte: gazzettadelsud.it |Archivio Notizie dal Lametino
 
 
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