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Condannato a 22 anni per omicidio di Galati
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CURINGA - Il giovane venne picchiato, legato e infine bruciato vivo

È stato condannato a ventidue anni di reclusione Santino Accetta, di 32 anni, imputato nell'ambito del processo per l'omicidio aggravato di Cristian Galati, il 24enne di Filadelfia, sequestrato, picchiato brutalmente, legato ad un albero e poi bruciato vivo nella notte di Capodanno del 2009 in contrada Corda.
La condanna gli è stata inflitta dai giudici della Corte d'assise di Catanzaro presieduta da Giuseppe Neri che ha inoltre riconosciuto alle parti civili i genitori di Cristian, i fratelli e una sorella, difesi dall'avvocato Leopoldo Marchese, e all'altra sorella difesa da Luca Scaramuzzino, il risarcimento del danno che sarà liquidato in altra sede, stabilendo intanto delle provvisionali di 80.000 euro per ciascun genitore, e 40.000 euro ciascuno per ogni fratello della vittima.
L'accusa rappresentata dal sostituto procuratore della Repubblica di Lamezia Terme Maria Alessandra Ruberto, aveva chiesto la condanna l'ergastolo, mentre la Corte d'assise ha inflitto una pena di 22 anni di reclusione non riconoscendo a carico di Accetta l'aggravante della premeditazione. Gli sono state concesse le attenuanti generiche ritenute equivalenti alle altre aggravanti contestate, i futili motivi, la crudeltà verso la vittima, l'aver agito in più persone.
Una sentenza che certamente sarà appellata dai difensori dell'imputato, gli avvocati Davide Dell'Aquila e Francesco Galati, che hanno sempre sostenuto l'estraneità del loro assistito. Accetta nella fase dell'udienza di convalida riferì di essere estraneo alla vicenda, di non sapere perché si trova coinvolto, e di non trovarsi sul luogo della aggressione. Una posizione che non è stata condivisa dai magistrati ai quali i difensori si sono appellati per scagionare il loro assistito. La versione di Accetta non è stata condivisa alla luce di "significativi e concreti elementi di riscontro". Una versione che non è stata ritenuta convincente perché «fornita dall'Accetta in merito alla sua totale estraneità alla vicenda delittuosa diretta al solo fine di inficiare il grave quadro indiziario emerso anche a suo carico».
Per proporre appello comunque dovranno attendere le motivazioni della sentenza, per le quali i giudici hanno chiesto 90 giorni. Le persone imputate per l'omicidio di Galati sono state in tutto tre. Due dei tre giovani, Pietro Mazzotta ed Emanuele Caruso, sono stati condannati in primo grado rispettivamente a 16 anni ed a 30 anni di reclusione con rito abbreviato, ed il 5 aprile scorso la Corte d'assise d'appello ha assolto Mazzotta e dimezzato la condanna di Caruso, cui dunque ha inflitto 15 anni. Proprio Caruso in fase di indagini confessò di essere l'autore dell'atroce delitto, sostenendo di aver portato a termine da solo il disegno di morte di Galati, anche se poi in aula, lo scorso 19 gennaio, si avvalse della facoltà di non rispondere alle domande della Corte d'assise di Catanzaro, del Pubblico ministero e degli avvocati.
Secondo l'accusa Accetta avrebbe partecipato all'assassinio di Galati, il quale sarebbe stato ucciso proprio per i suoi contrasti con il primo, che lo avrebbe tra l'altro accusato di avergli bruciato l'auto. Il racconto di quest'ultimo particolare è stato fatto in aula anche dai genitori della vittima che, sentiti nel corso del dibattimento, hanno detto di aver saputo dal figlio della minaccia che Accetta gli avrebbe fatto dopo che la sua macchina venne bruciata.
Cristian Galati fu trovato bruciato nelle campagne di Curinga, in contrada Corda, a circa 800 metri dalla strada provinciale 91 che collega il centro catanzarese con il comune Vibonese, in gravissime condizioni. Fu poi ricoverato in terapia intensiva al Policlinico di Bari, sottoposto ad un intervento chirurgico e dove dopo una settima di agonia morì.
 
Fonte: gazzettadelsud.it |Archivio Notizie dal Lametino
 
 
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